#VoglioSposarli

vogliosposarli

Aggiornamento del 04/04/2016: c’è stata una risposta da ProVita, leggi in questo post

Io voglio poter rispettare la Costituzione italiana. Voglio poter trattare tutti i cittadini con pari dignità. Se mi trovassi davanti una coppia omosessuale che mi chiede di celebrare la loro unione, io voglio sposarli, e non “unirli civilmente in un’unione tra persone dello stesso sesso”.

Io #VoglioSposarli

Lettera Aperta a ProVita

Sono Gabriele Prandini
Sindaco del Comune di Braone

Ho ricevuto poco fa un invito, tramite PEC del nostro comune, un invito dell’associazione provita (Notizie Provita), ad aderire ad una fantomatica campagna di alcuni sindaci che vorrebbero portare in parlamento la richiesta di istituire l’obiezione civile per i sindaci e gli ufficiali di stato che non vogliono essere obbligati a registrare e/o celebrare le unioni civili.
Parlate di “moltissimi” sindaci che sono pronti a chiedere l’obiezione di coscienza: mi chiedo se questi sindaci esistano davvero. Un Sindaco, in quanto tale, sa che è suo imprescindibile obbligo rispettare la legge e la nostra bellissima Costituzione. Un Sindaco, se davvero ama la propria vocazione di amministratore (la vedo come una vocazione), non può sottrarsi agli obblighi, ai doveri, agli oneri (oltre che al grandissimo onore) che questa bellissima carica prevede e impone.
Uno di questi obblighi è fare in modo che ogni cittadino possa vedere realizzati i diritti che la legge prevede. Ognuno deve veder garantito che lo stato, e quindi ogni parte del meccanismo della pubblica amministrazione, adempia ai propri obblighi.

Mi chiedo quale parte della Costituzione che voi citate possa far sentire in diritto alcuni Sindaci, o pubblici ufficiali (sempre se esistono e non è una vostra pura invenzione) a non voler celebrare delle unioni civili.
Riporto qui gli articoli da voi stessi citati, per assicurarmi che sia io, che voi, abbiamo sottomano la stessa Costituzione:

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume

Articolo 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Articolo 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Leggendo questi articoli, ma tutta la Costituzione sulla quale io, come tutti i miei colleghi, ho giurato con gioia ed orgoglio, non trovo alcun appiglio per il quale un pubblico ufficiale possa chiedere di non adempiere al proprio dovere, rispettando la legge (se questa passerà, come spero, anche alla camera), e quindi celebrando, o registrando, un’unione civile.

Anzi, proprio in virtù dei citati articolo 2 e 29, ritengo che la nostra Costituzione sarebbe pienamente rispettata unicamente dall’introduzione nel nostro ordinamento dal matrimonio completamente egualitario.

Infatti sto pensando a quando toccherà a me celebrare un’unione civile. Mi sto immaginando la profonda tristezza che avrò nel cuore a non poter parlare di un “matrimonio”, ma a dover, per obbligo di leggere, trattare le persone che avrò avanti a me come cittadini di serie B, facendomi complice di questa enorme ingiustizia sociale.

Voi proponete l’obiezione di coscienza per chiedere che i Sindaci abbiano l’autorizzazione a non celebrare un’unione civile? Bhe, io credo sia più corrispondente alla nostra Costituzione chiedere l’obiezione di coscienza per fare in modo che i Sindaci non siano obbligati a trattare due persone come cittadini di Serie B, permettendogli quindi di celebrare un vero e proprio matrimonio.

Dite che ho il diritto di chiedere allo Stato di autorizzarmi a parlare di “matrimonio” e non di “unione civile tra due persone dello stesso sesso” quando dovrò celebrarne una?
Vi diffido comunque sin da ora ad agire a nome mio o per conto “dei Sindaci italiani” in questa e in ogni altra vostra azione. I Sindaci non sono dalla vostra parte, eventualmente solo una piccola minoranza.

Con rammarico nel sapere che esistono associazioni che si battono per le ingiustizie sociali, ma con amore verso la carica che ricopro, vi saluto

Gabriele Prandini
Sindaco del Comune di Braone BS)

Questa la lettera ricevuta via pec da Provita

Gentile Sindaco di Braone,

sono Toni Brandi, presidente dell’associazione ProVita onlus. In questo periodo i miei collaboratori ed io abbiamo seguito da vicino le vicende legate al disegno di legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso: un disegno di legge che riguarda direttamente sindaci e altri funzionari pubblici in quanto, se venisse definitivamente approvato, questi sarebbero obbligati a registrare e trascrivere, insomma a “celebrare”, quello che è sostanzialmente un “matrimonio omosessuale”.

Moltissimi sindaci ed altri ufficiali, in tutta Italia, in ragione dei loro più profondi convincimenti morali o religiosi, e in base agli articoli 2, 19, 21 e 29 della Costituzione, si rifiuterebbero in coscienza – se potessero – di celebrare un simil matrimonio omosessuale.

La nostra associazione quindi porterà alla Camera dei deputati la richiesta, appoggiata da tanti “primi cittadini” da ogni Regione d’Italia, di prevedere la possibilità di obiezione di coscienza contro la celebrazione (registrazione o trascrizione) delle unioni civili omosessuali.

Pertanto sono qui a chiederLe, se ne condivide lo scopo, di aderire a questa richiesta al Parlamento affinché rispetti l’obiezione di coscienza dei sindaci e altri funzionari che sarebbero costretti a contraddire i propri valori se fossero obbligati a celebrare unioni omosessuali.

Può aderire alla richiesta semplicemente rispondendo a questa e-mail. Naturalmente il suo nome non sarà reso in alcun modo pubblico, senza il suo previo ed esplicito consenso. Saremmo grati di avere una risposta entro martedì 29 marzo, visto il ritmo dei lavori alla Camera dei deputati.

In attesa di un suo riscontro, La ringrazio per l’attenzione e resto a sua disposizione.
Cordiali saluti,

Toni Brandi
Presidente ProVita onlus

PS. Può rispondere semplicemente alla presente e-mail entro
martedì 29 marzo, comunicandoci così che anche Lei desidera chiedere
al Parlamento di rispettare l’obiezione di coscienza dei sindaci
in materia di unioni civili omosessuali.

4 Replies to “#VoglioSposarli”

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