4 Novembre 2014: forze armate per la difesa?

4 nov 2010 pagPer le celebrazioni del 4 Novembre, festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia ho condiviso con i paesani intervenuti alla cerimonia, S. Messa e deposizione della corona di allori al monumento ai caduti di Braone, questi pensieri:

Siamo qui oggi per celebrare il 4 Novembre.

Questa data ricorda la battaglia di Vittorio Veneto, che, con la conclusione della prima guerra mondiale, portò all’unificazione dell’Italia: oggi celebriamo l’Unità d’Italia, non dimenticando i caduti che si sono sacrificati per dare vita al nostro Paese. Oggi festeggiamo anche e sopratutto le Forze Armate, che nella nostra Repubblica sono dedicate alla sicurezza interna e alla ricerca della pace a livello internazionale.

In questa giornata dobbiamo ricordare i morti di tutte le guerre, che hanno sacrificato la loro vita per la nostra difesa, ma non possiamo fare altro che ricordare anche i nostri militari impegnati nei conflitti purtroppo sparsi in tutto il mondo, che non lottano solo per la nostra difesa ma forse per un valore ancora più nobile: la difesa di altri popoli, deboli e vittima di oppressori. Un pensiero deve anche andare ai nostri due “Marò”, uno dei due in Italia in “licenza malattia”, ma solo in via temporanea, e l’altro ancora trattenuto in India. Al di là della loro innocenza o colpevolezza, che deve essere ancora provata. forse è arrivato il momento di pretendere il loro rientro in patria.

Probabilmente però questo 4 novembre dovrebbe avere altri significati, dovrebbe suscitarci altre riflessioni oltre a quelle appena citate: Per noi Braonesi è sicuramente ulteriore occasione per ricordare il rientro della salma del Soldato Giovanni Facchini avvenuta pochi giorni fa. Soldato deportato in Germania poco più che adolescente, assieme ad altri 800mila militari italiani, che per una precisa scelta, probabilmente non tanto “politica”, ma più “civile e morale”, rifiutò l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana, e per questo venne trattenuto in prigionia dai nazisti e perì poco più che ventenne, lasciando nello sconforto la famiglia e l’intera comunità di Braone, che assieme a Giovanni perse altri giovani valorosi in quell’odiosa e inutile guerra.

Questo 4 Novembre però, spero vogliate concedermelo, dovrebbe suscitarci un’altra riflessione, purtroppo amara. Se è vero, come sembrerebbe essere vero, che le nostre forze armate, che oggi festeggiamo, sono impegnate nel mondo per contribuire a mantenere la pace dove possibile o a ricostruire dove la pace è stata sfigurata dai beceri signori della guerra, dovrebbe anche essere vero che tutte le forze dell’ordine Italiane, in patria e fuori, siano in prima linea per la tutela della nostra sicurezza. La mia figura di Primo Cittadino mi obbliga, ma ancora prima la mia fiducia nelle istituzioni, a credere che così dovrebbe essere e che così è.

In questi giorni però i dubbi potrebbero assalire ognuno di noi. Pochi giorni fa una sentenza ha stabilito che nessuno è colpevole per la morte di un giovane ragazzo, che era stato affidato allo stato e restituito alla famiglia esamine qualche giorno dopo.

Non posso, e non voglio, essere giudice di nessuno. Ma non credo che sia tollerabile che un ragazzo, anche se accusato di un reato come lo spaccio di stupefacenti, dopo essere stato affidato allo stato per un processo o una giusta, se dovuta, detenzione carceraria, venga poi restituito alla famiglia oramai morto con il corpo emaciato e tumefatto, evidentemente vittima di un pestaggio che potrebbe essere avvenuto in carcere. Questo non è accettabile. Non può e non deve essere così.

Il caso di Stefano Cucchi non deve essere visto fine a sé stesso. Questa triste vicenda deve farci fermare e riflettere. Uno stato dove si teme la polizia e si temono le forze dell’ordine, non è uno stato democratico. Uno stato dove se si viene fermati o arrestati si teme per la propria vita o uno stato dove si deve temere di fare una critica al governo o ai governarti quando si è al bar, come succedeva ai tempi nazisti, non è uno stato in cui vorrei vivere. E l’Italia non è così. L’Italia è e deve essere molto meglio di questo.

Sto facendo queste affermazioni nel profondo rispetto per le istituzioni, per la giustizia e per la polizia penitenziaria che di sicuro fa un duro lavoro che merita tutto il nostro rispetto. Ma se qualcuno ha commesso degli “errori”, proprio per tutela di tutte le forze dell’ordine oneste e giuste, credo sia giusto che paghi.

Lo spero anche perché, se le cose seguiranno il corso che devono seguire, il prossimo 4 novembre potremo celebrare le nostre forze armate e l’Unità d’Italia con un sapore in bocca meno amaro, ma anzi, con il giusto entusiasmo e speranza nel futuro che questa giornata, sebbene nel ricordo dei morti delle nostre guerre, dovrebbe e potrebbe avere.

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Discorso tenuto per le celebrazioni del 4 Novembre 2014 dal Sindaco Gabriele Prandini
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