Ho appena letto la lettera aperta di Antonio Di Pietro in cui dichiara di lasciare definitivamente Italia Dei Valori, perché non riesce più a condividere la linea che il partito, liberamente, sta assumendo.
La lettera potete trovarla sul suo blog.
Non so ancora se accogliere questa sua decisione con rammarico o contentenzza. Rammarico perché La colonna portante del partito in cui ho militato per anni (non così tanti… ma sono tutti gli anni in cui ho militato in un partito) se ne va.
Contentezza perché dalle suo parole sembra che ci possa essere lo spazio per la nascita di un nuovo movimento (magari con l’aiuto di altri importanti ex idv, mi viene in mente Francesco Pardi che adoro) che ritorni a fare quello che IDV era sino a qualche tempo fa.
Alcuni dirigenti hanno distrutto il partito Italia dei Valori. In parte sono stati alcune errori di Di Pietro (come la pessima gestione del post “Report), ma ritengo che la causa principale della disfatta siano stati alcuni dirigenti vecchio stampo, che hanno portato, ad esempio, all’elezione di Messina, che i giovani (e sono convinto Di Pietro stesso, ma è un opinione personale) non volevano.
Il suo allontanamento mi sta dando un po’ ragione, è tempo che dico che IDV è morto, ora lo è di sicuro. Senza l’anima fondatrice, senza i giovani che oramai si sono allontanati da tempo, senza alcuni “filosofi” maestosi che prima erano vicini al partito, cosa volete che rimanga?
Che sia la nascita di un nuovo movimento magari con gli scontenti del m5s? Sarebbe fantastico, non aspetto altro.
Antonio Di Pietro non è di certo un uomo perfetto, ha alcune macchiette sicuramente sul suo curriculum, alcuni errori li ha fatti (penso la stragrande maggioranza in buona fede). Ma sicuramente da quanto lo seguo io (2008) è stato uno degli esponenti più coerenti della politica.
Non nasce come uomo di sinistra, lo so. Ma le battaglie che porta avanti sono GIUSTE, BELLE, e volendo pure di sinistra. Quindi poco importa, a mio avviso, che il suo passato sia più destroso.
L’ho sempre apprezzato dal 2008 ad oggi. E’ stato lui a farmi “avvicinare” al mondo della politica, a farmi pensare che qualcuno di buono in politica c’è.
Se dovesse nascere un nuovo movimento, che continui a lottare sui temi della giustizia GIUSTA (non giustizialista), dei diritti civili (anche temi di genere), dell’importanza del nostro ambiente (quindi rispetto generale dell’ambiente, ciclo virtuoso dei rifiuti, energie rinnovabili), di una giusta integrazione degli immigrati (senza alcun eccesso da entrambe le direzioni), di una economia equa (e magari pure solidale), di uno stato laico (ma non per forza laicista*, anzi, magari ispirato a quei valori che si possono leggere nel Vangelo), ma senza cadere nell’opposizione unica ad oltranza, io ci sarò. Avrei finalmente ritrovato una giusta collocazione politica.
Sono curioso di vedere cosa succederà nei prossimi giorni…
* Laico e laicista: ci sono delle differenze. Forse da un punto di vista etimologico il termini “laicismo” lo sto usando scorrettamente, qui lo sto usando come “aberrazione della religione”, mentre laico lo intendo come credenza che ci debba essere distacco tra Chiesa e Stato, senza però sottintendere che un politico non possa avere credenze religiose che poi si possono anche vedere nel proprio operato. Forse è un modo scorretto di usare i termini, ma dovrebbe essere il senso comune che si usa in questi giorni.

Antonio Di Pietro Italia dei Valori (pagina ufficiale)
Francesco Pasqualini Prandini Claudio Chichibbio Francesco Maniscalco Arthur Cristiano Christian Massardi Andrea Grasso
Piacerebbe anche a me un movimento come quello che tu auspichi, e probabilmente mi rimetterei anche in gioco per dare il mio contributo. Ma senza Di Pietro però, perché comunque la si voglia pensare su di lui quello che è emerso chiaramente è che non è in grado di fare il leader.
Penso che IDV sia morto molto ma molto prima della puntata di Report, solo il Referendum che dovevamo vincere ha tenuto insieme un gruppo che già da mesi era arrivato alla rottura (il primo crack c’è stato a Roma quando sul palco è salito De Luca).
Detto questo anche a me dispiace, perché l’Idv ad un certo punto aveva un potenziale umano enorme ed un bacino elettorale solido, quello che serviva per provare a cambiare davvero questo Paese.
Ma logiche di potere hanno prevalso ed è andato tutto a rotoli.
Per fortuna restano tante belle esperienze fatte insieme ed anche delle amicizie nate in quegli anni, questo sicuramente è un merito di idv…
Concordo sul fatto che Antonio Di Pietro non potrebbe essere il leader di questo movimento. Potrebbe esserlo, per esempio, Niccolò Rinaldi. Credo che però ADP dovrebbe esserne il fondatore e motivatore, almeno iniziale. Poi sono convinto che ci siano già qualcosa di preparato, e non escludo che ci sia qualcosa già di semi preparato con qualcuno vicino al m5s
Abbiamo enormemente bisogno di liberarci di alcuni atteggiamenti tipicamente italiani: moralismi, superstizioni, facili demagogie.
Serve assolutamente un approccio laico. Difficile per noi che abbiamo il Vaticano al centro di Roma. La politica deve affrontare temi impopolari che richiedono una classe politica dotata di grande onestà intellettuale e un elettorato maturo. Non ho mai votato IDV e non simpatizzavo particolarmente per “Tonino”, ma riconosco che lottava per temi etici. Altri politici hanno commesso errori ben più gravi di lui e sono ancora al potere.
Trovo tutte le vostre considerazioni pienamente condivisibili…ma aggiungo qualcosa anche di mio. Credo che in assoluto la colpa politica di gran lunga più grave di Di Pietro sia stata quella relativa alla selezione della classe dirigente. Secondo me li’ si è negato alla radice un futuro per idv. Poi ancora reputo l’attuale guida di Messina assolutamente inadeguata: uomo dal carisma del tutto impalpabile. Rinaldi sarebbe la figura perfetta…è una persona che personalmente ho sempre apprezzato molto. Da ultimo, pare che le strade che dividono da una parte Di Pietro e dall’altra idv seguano due ispirazioni chiaramente distinte: il primo sembra voglia fare opposizione al Pd con un suo futuro movimento e collocarsi in quella zona fuori dal bipolarismo occupata oggi dal m5s, idv invece intende “sopravvivere” in una coalizione di centrosinistra guardando al pd come partito di riferimento. Se mi chiedi in quali di queste due prospettive mi riconosco, ti dico senza alcun dubbio la seconda.
Non credo però sia corretto dire “opposizione al pd”. Se fosse così non piacerebbe nemmeno a me. Però non vuole appiattirsi. Ciò che si sta disegnando dentro IDV è farsi inglobare, come corrente, nel PD. Di Pietro vorrebbe distinguersi, e credo non sia un male. Non come opposizione al pd, ma come alternativa in coalizione… spero almeno
Da quel che avevo letto la posizione di Di Pietro mi sembrava un bel po’ più drastica…però potrei aver frainteso o capito male
http://it.blastingnews.com/politica/2014/10/di-pietro-torna-alla-carica-si-candida-a-sindaco-di-milano-e-lascia-idv-00141737.html
Condivido la visione di Arthur Cristiano e Francesco Maniscalco. L’errore strategico-politico è stato fatto dopo le Europee 2009 quando non ha avuto il coraggio o l’intenzione (io propenderei più per questa) di effettuare un cambio di rotta meritocratico che avrebbe consentito al movimento/partito di fare un notevole balzo in avanti che però sarebbe coinciso con la graduale rottamazione di tutti i vari Ràs locali, capetti, yesmen ecc e potenzialmente, in un’ottica futura, anche di ADP stesso. Sebbene le sue analisi siano in gran parte condivisibili, a me non piacerebbe a capo di nessun movimento politico. Ha razzolato troppo male
…mah…indipendentemente da tutto, credo che negli ultimi lustri, sia stata l’unica vera opposizione al berlusconismo, gli altri sono solo finte opposizioni (tranne poi l’avvento del M5S che è l”opposizione all’intero sistema e non solo al berlusconismo)