Vogliamo un parco migliore, quindi decimiamolo

Aggiornamento: Link ad una raccolta firme su change.org per bloccare la riduzione

Pubblico qui il mio intervento depositato per l’assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica in cui si richiede una sostanziale riduzione del parco naturale di ben 102 ettari (più di un milione di metri quadrati, circa 140 campi da calcio di serie A) celandola dietro una “riperimetrazione” per motivi tecnici.

L’intento ufficiale è quello di rendere i confini più logici, per migliorare il parco… ma nel frattempo lo si decima.

Assemblea Comunità Montana Valle Camonica, 2 Ottobre 2015
ODG. 6 – Proposta riperimetrazione Parco Adamello

Intendo esprimere il voto contrario del Comune di Braone sulla proposta di riduzione per 102 ettari della superficie del Parco Naturale dell’Adamello in Loc. “Val Bona-Val Fredda- Monte Mattoni-Dossi di Cadino” in Comune di Breno, territorio che è anche Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Sito di Importanza Comunitaria (SIC)
La riduzione è stata richiesta dal Comune di Breno ed era stata impropriamente presentata quale rettifica molto marginale di confine in una precedente Assemblea della Comunità Montana del 27/07/2012 e trasmessa senza esito a Regione Lombardia con le specifiche modalità previste in materia di “rettifica confini”.
In quella sede era stata celata dietro una rettifica tecnica per chiarezza di confini quella che invece si configura come una vera e propria mutilazione dell’area a parco naturale.
Sono stati necessari approfondimenti giuridici di una certa complessità per capire quale iter la pratica dovesse assumere, essendo la stessa la prima di tal tipo almeno in Regione Lombardia.

Su sollecitazione della regione è stata indetta una Conferenza Programmatica con invito a tutti gli enti interessati il 3 marzo 2015, come già avvenuto nel 2002 ai tempi della istituzione del Parco Naturale all’interno dei confini del Parco Regionale dell’Adamello . La Conferenza avrebbe dovuto, dopo approfondite analisi di carattere tecnico-scientifico, tali certamente da impegnare molteplici sedute di lavoro e di consultazione, partorire un “documento di indirizzo” da approvarsi da parte dell’Ente gestore.
Mi limito ad osservare che il documento di indirizzo, dopo l’unica succinta riunione di carattere prevalentemente politico della Conferenza, consiste nell’elaborato presentato dal Comune di Breno con nota in data 06/05/2014 nella quale di fatto non si è riusciti a dimostrare che esiste una diminuzione della valenza naturalistica delle zone oggetti di riduzione, unica reale motivazione che potrebbe giustificare una tale diminuzione, ma si limita a citare la non praticità degli attuali confini.

E’ stata poi organizzata, sempre il 3 marzo 2015, una conferenza di tutte le associazioni ambientaliste e venatorie del territorio, e solo dopo che io stesso feci notare come tale assemblea fosse obbligatoria da regolamento del parco. In questa conferenza tutte le associazioni presenti, tranne una venatoria, confermarono la propria contrarietà alla riduzione e le stesse firmarono una lettera indirizzata alla comunità montana con la quale ribadivano la propria contrarietà e le motivazioni della stessa. Chiedo che tale lettera possa essere considerata allegato di questo mio intervento condividendone in pieno i contenuti.

La struttura tecnica del parco ha in più occasioni, sia nelle assemblee e conferenze ufficiali sia in tavoli ufficiosi, tentato una via diversa a quella della drastica riduzione, proponendo diverse ipotesi che potessero risolvere il dichiarato problema di illogicità dei confini, come il ritornare all’ipotesi iniziale del 2002 che porta i confini del parco naturale lungo la strada provinciale BS345, oppure una reale riperimetrazione in loco senza riduzione di ettari di ambiente protetto. Nulla di tutto ciò è stato accettato dal comune di Breno.

Aggiungo che avevo richiesto e avrei preferito un’esposizione più completa dell’argomento anche in questa Assemblea, con un’illustrazione tecnico-scientifica dell’oggetto della discussione.

Comunque, in sintesi, le ragioni del voto contrario del mio Comune sono le seguenti:

  • il Parco dell’Adamello è un patrimonio della Valle Camonica, della Provincia di Brescia e della Lombardia, non è un patrimonio dei singoli Comuni nei rispettivi territori
  • il Comune di Breno ha comunicato la necessità di una maggiore chiarezza dei confini del Parco Naturale manifestando pertanto l’esigenza di una rettifica marginale; tale non può essere considerato il taglio di 102 Ha
  • l’area oggetto di richiesta di stralcio presenta caratteristiche di alto valore naturalistico, ambientale e paesaggistico
  • il Comune di Breno ha dichiarato, anche in delibera, che la riduzione di superficie è stata un impegno nei confronti dei cacciatori locali assunto dal Sindaco in sede di campagna elettorale; tale deve pertanto considerarsi la ragione della richiesta.
  • Non esiste alcuna ragione seria per accogliere la richiesta del Comune di Breno. La richiesta è da considerarsi pertanto priva di motivazioni, anche perché la soluzione proposta dal comune di Breno presenta le stesse criticità (parte di confine a mezzacosta, senza riferimenti naturali palesi) rilevate nello stato di fatto.
  • nella logica di una maggiore identificazione dei confini potrebbe invece più propriamente essere considerata l’eventualità di spostare i confini di parco naturale alla limitrofa strada provinciale n° BS345, così come proposto dalla struttura tecnica del Parco Regionale, che porterebbe i confini ad essere facilmente identificabili così come richiesto dal Comune di Breno senza stralciare alcun ettaro del parco naturale.
  • il confine di parco naturale attuale è ben conosciuto dagli operatori della caccia, legali e non, ma le tabelle di confine continuano ad essere manomesse, spostate o distrutte da soggetti non identificati, come dimostrato da diverse denunce depositate.
  • La norma prevede la possibilità di ridurre la superficie di parco naturale qualora siano venute meno le ragioni di carattere scientifico e naturalistico che avevano portato all’inclusione nel parco di tale area; nulla di tutto ciò è stato dimostrato né peraltro accennato, come comunque si rileva dalla relazione del Direttore dell’area protetta e da altro molteplice materiale agli atti
  • l’ampliamento della superficie libera all’attività venatoria non è certamente da auspicare in un’area purtroppo già povera di fauna selvatica
  • la richiesta si manifesta in controtendenza rispetto al piano di sviluppo socio-economico dalla Comunità Montana
  • la richiesta si connota in totale antitesi rispetto al lavoro e ai risultati di analisi e studio per lo sviluppo socio-economico recentemente commissionato dall’Ente ad importanti istituti universitari
    il turista e l’escursionista visitano un Parco naturale al fine di incontrare fauna selvatica tipica dei luoghi, ammirare ruscelli e torrenti ricchi di acqua limpida, visionare scenari suggestivi e incontaminati, ammirare fiori, alberi e boschi, comprare e mangiare prodotti tipici dei luoghi, vedere e soggiornare in fabbricati tipici dei luoghi, ecc. ecc.
    Tutto questo viene garantito dalla presenza di un parco regionale e di un parco naturale. Dimostrare un’apparente poca attenzione del territorio verso questo tipo di protezione non gioverebbe sicuramente all’immagine della nostra Valcamonica, con conseguente grave danno d’immagine.
  • in sostanza quindi la richiesta si pone in contrapposizione alle politiche di sviluppo della Valle e di conseguenza si pone contro gli interessi dei residenti

Chiedo che questo documento venga allegato alla deliberazione che si va ad assumere

Breno, 2 ottobre 2015
dott. Gabriele Prandini
Sindaco di Braone (BS)

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