Sfida all’ultimo click

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Qualche settimana fa sono stato contattato dal mensile Camuno Graffiti, importante riferimento per la sinistra della Valle Camonica, perché uno dei redattori, leggendo su Facebook alcuni miei post, si era incuriosito dei miei commenti sullo “strano” bando impostato con il “Decreto Del Fare” mi ha chiesto di preparare un articolo.

Ed ecco il mio articolo, che ho avuto l’onore di leggere in prima pagina del numero di Settembre 2013 (allego le prime due pagine, che contendono l’articolo – per il numero intero vi rimando al sito del periodico)

Graffiti Settembre pagina 1

 

Sfida all’ultimo click

Tutto si riduce ad una sfida all’ultimo click. I piccoli comuni, che cercano di offrire servizi e fare investimenti con le scarse risorse a disposizione , non aspettano altro che la pubblicazione di qualche bando per provare a racimolare qualche finanziamento.

Ma ultimamente sembra che i bandi siano sempre più strani e può sorgere il sospetto che siano “studiati ad hoc per i soliti noti”. Alla guerra tra i poveri ci avevano abituato (per il bando di inizio estate “Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva” hanno partecipato oltre 10mila enti, e chissà in quanti mesi riusciranno ad esaminare i progetti), in alcuni casi avevano sperimentato anche bandi a sportello (chi prima arriva meglio alloggia), o con strani criteri di distribuzione (Fondo Odi per i confinanti con il Trentino: in arrivo 800mila euro all’anno per ognuno dei 5 comuni camuni di confine, così le differenza che si vorrebbero sanare poi si creeranno tra questi e i loro vicini – di questo scempio dovremmo discuterne di più).

Spesso i bandi hanno tempi di preparazione delle domande cortissimi (15-20 giorni) e quindi ogni amministrazione sta preparando nel cassetto dei progetti (anche solo studi di fattibilità o dei preliminari) e li depone nel cassetto “perché non si sa mai, magari troviamo dei finanziamenti”. Sempre più difficile e con strani criteri è la “lotta” (perché questo alla fine è) per potersi aggiudicare dei finanziamenti. Forse però il decreto del fare, con la convenzione stipulata a fine Agosto tra Governo ed Anci, ha espresso il massimo delle “stranezze”. Parte infatti il “progetto 6000 campanili”, a supporto dei quasi 6mila comuni sotto i 5mila abitanti.

Graffiti Settembre pagina 2

Questo bando, che mette a disposizione 100 milioni di euro, ha delle caratteristiche tutte sue: a sportello (si aggiudicano i fondi i comuni che per primi presentano il progetto a partire dalla nove di mattina del giorno successivo alla pubblicazione del bando sulla gazzetta ufficiale – data non nota), con un minimo di investimenti altissimo (almeno 500mila euro di spesa) e requisiti di “avanzamento progettuale” elevatissimi: il progetto deve essere esecutivo e “cantierabile” e i lavori devono partire entro febbraio 2014. E ovviamente il tutto deve essere pronto entro pochissimi giorni.

Ma per un piccolo comune avere un progetto “completo” con una cifra così alta è costoso. Sono davvero pochi i casi in cui si hanno dei progetti “urgenti” di così alta cifra (urgenti perché se lo stadio di progettazione è quella, significa indicativamente che sono opere essenziali ed inderogabili).

Certo, chiedere la “cantierabilità” assicura che i progetti siano davvero utili e non creati giusto per il bando. Questa può essere considerata una buona cosa. Ma perché allora prevedere un limite di spesa minimo così alto? Vero, questo garantisce che i progetti siano importanti e difficilmente finanziabili in altro modo, ed esclude quei “piccoli” (anche se un piccolo comune con la metà di quei soldi “ribalta” un paese) progetti che forse, e ripeto FORSE, possono essere finanziati in altro modo. Ma allora perché creare un bando a sportello? Il criterio della rapidità (ma non troppa rapidità, se la mail PEC – posta elettronica digitale – dovesse arrivare un secondo prima delle 9:00 sarebbe automaticamente scartata, così dice il bando) è il criterio più affidabile? Proporre sfide all’ultimo click non sarebbe meglio lasciarlo ai “reality” o ai social network (con tutto il rispetto che si possa avere per le due categorie) invece che usarli come metodo per “ricostruire” il nostro paese? Ma davvero i piccoli comuni sono così scomodi da trattarli sempre peggio, ad ogni legge e decreto che sia?

Potremmo vedere tutto questo come un insegnamento, a tutte le amministrazioni, che bisogna progettare sempre in anticipo ogni azione. Ci insegna anche che bisogna progettare in maniera coordinata e sovracomunale (molti bandi favoriscono le unioni/associazioni di comuni). Sapremo, almeno in ValleCamonica, cogliere questa sfida?

 

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