25 Aprile 2014: i discorsi contano

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Discorso preparato per le celebrazioni del 25 Aprile 2014.
Anche senza microfono spero che le mie parole siano arrivate a tutti i cittadini e amici presenti alle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione presso il monumento ai Caduti, Piazzetta Griffi, Braone.

Siamo qui oggi per celebrare il 69° anniversario della Liberazione. C’è chi in questi giorni ha chiesto ai Sindaci di Italia di evitare grandi discorsi per le celebrazioni del 25 Aprile perché si è in campagna elettorale, e quindi sarebbe scorretto sfruttare queste occasioni per parlare di politica. Certo, queste ricorrenze non vanno mai strumentalizzate o sfruttate per biechi interessi personali o di parte: il 25 Aprile è la festa di tutti noi, una giornata densa di significato che ogni cittadino italiano deve sentire propria. Quindi forse certi richiami alla sobrietà possono avere un certo senso.
Ho pensato quindi che sarebbe stato difficile oggi, se avessi voluto rispettare il richiamo di alcuni all’astensione da commenti politici, essendo poi anche in “Par Condicio”, dire delle parole: si sta ricordando oggi la resistenza italiana, la lotta all’oppressore Nazi-Fascista, quindi è ben complicato non parlare di politica.
Poi però ho pensato che i valori che hanno innescato la molla della resistenza, che hanno alimentato la forza di quei giovani e di quelle giovani (non va dimenticato il valore delle donne nella resistenza) che hanno lottato per la loro (e nostra) patria, quei valori che poi hanno permesso la scrittura e la promulgazione di una delle più belle costituzioni del mondo, la nostra, non possono essere assolutamente considerati valori e principi che appartengono ad uno o l’altro colore politico. Non possono e non devono essere espressione di uno o di un altro partito, o così almeno mi piace pensare.
Ho inoltre pensato che l’importanza delle parole e dei discorsi, se vengono fatti con onestà e sincerità, in queste occasioni possono avere importanza notevole, e sminuire queste giornate con affermazioni poco appropriate o frettolose.
Ricordo, con tristezza, un discorso tenuto da un’altra carica della nostra provincia in occasione della consegna di medaglie al valor militare e alla memoria ad alcuni deportati camuni nei campi di concentramento nazisti. L’autorità in questione, che sapevo essere di una particolar credo politico, sicuramente lontano dal mio, ha definito i deportati nei campi di sterminio, i trucidati dalla ferocia nazista come delle “vittime di guerra” e che come tali vanno ricordate. No, i deportati nei campi di sterminio, i milioni di ebrei, omosessuali, religiosi che sono stati seviziati, annientati nell’umanità, trucidati e uccisi, a volte sepolti vivi o bruciati nelle camere ardenti, non sono “vittime di guerra”: sono vittime dell’odio, dell’assurdità di ideologie becere e disumane, sono vittime di crudeltà e violenza che non possono essere ricondotte ad una “semplice guerra”.
Primo levi scisse “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Sicuramente è impossibile capire come possa essere successo, e parliamo di avvenimenti accaduti nella nostra amata Valle Camonica, che due giovani ventenni camuni venissero arrestati, nei giorni della resistenza, e condannati a morte perché partigiani, condotti al cimitero di Breno legati su un carretto coperti da un telo, poiché nessuno dovesse capire cosa stava per accadere, in una mattina di Ottobre del 1944, obbligati sotto minaccia delle armi a scavarsi la propria fossa e poi sepolti, ancora vivi. Questa atrocità è resa ancora più incomprensibile perché ai due giovani era stata negata la benedizione di un parroco, prima della morte, così come richiesto dai due partigiani. Obbligati a scavarsi la fossa, sepolti ancora vivi e addirittura negata l’estrema unzione. La concessione della benedizione di un religioso è concessa da millenni ad ogni condannato a morte. Non concepisco, personalmente, la condanna a morte in nessun caso, ma di sicuro non riesco nemmeno a comprendere, ancora di più, le motivazioni e le condizioni che possano portare degli uomini ad uccidere altri uomini in maniera così barbara e crudele. Questi due partigiani, come molti altri, non possono e non devono essere considerati “vittime di guerra”. Come ci suggerisce Primo Levi è importante ricordare e celebrare queste giornate proprio per fare in modo che queste assurdità non possano più accadere. La libertà che noi abbiamo oggi, in alcuni casi forse rovinata sotto certi aspetti da tirannie che non comprendiamo direttamente, è un qualcosa che nasce e germoglia proprio in quei giorni di resistenza: nonostante quelle atrocità, noi Italiani, anzi noi Europei, possiamo ritenerci uomini Liberi.
Questa libertà non è gratuita: è stata pagata a caro prezzo da chi è venuto prima di noi e ha lottato, e in molti casi è morto, proprio nei nostri paesi, sulle nostre montagna, lungo le nostre strade. A caro prezzo è stata pagata e noi oggi non possiamo relegarla ad un qualcosa di “scontato”: nulla è scontato, ce lo insegna la storia. Questo nostra condizione di pace, in Europa, è cosa importante, importantissima e grandissima. Ma non possiamo cadere nell’errore di pensare che questa condizione di pace e libertà si mantenga viva se non grazie allo sforzo che ogni cittadino Italiano ed Europeo deve fare, ogni giorno, per portare nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei nostri paesi, quegli stessi valori e principi che hanno animato la resistenza italiana.
La libertà è un valore essenziale, la pace una condizione importantissima. Sono cose grandi, ma fragili.
E quindi è importante, me lo avete sentito dire più volte, ricordare e celebrare questi valori in giornate come quella di oggi. Non dobbiamo cadere nell’errore, che alcuni fatti,d i considerare queste celebrazioni oramai “superate” o semplice ricordo di vecchi avvenimenti: i valori della resistenza, di libertà, di dignità umana, di considerare tutti i fratelli in ugual dignità sono valori senza tempo.
Concludo quindi ricordando, ancora una volta, le parole di Primo Levi: Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.
Viva La resistenza, Viva la Libertà e Viva l’Italia.

 

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